VIKINGS, quando gli eventi storici superano la fantasia

VIKINGS, quando gli eventi storici superano la fantasia

Quando la fiction si avvicina al mondo storico e cerca di trasportare delle vere storie sul piccolo schermo, a meno di clamorosi disastri, è molto semplice fare centro. Se poi la stessa storia parla di un gruppo di vichinghi, che vanno alla scoperta di nuove terre, senza avere la certezza di dove trovarle (visto che non erano in possesso di mappe e il gps era ancora più lontano dall’essere inventato) il successo è quasi assicurato.

Vikings è una serie canadese del 2012 distribuita dal canale History, al momento è composta da 5 stagioni (la sesta è in produzione e dovrebbe uscire nel 2020). Inizialmente pensata con 10 episodi per ciclo, dalla quarta stagione è stato raddoppiato il numero delle puntate a 20, ma divise in due parti, mandate nell’arco di dodici mesi. Attualmente in Italia la serie è visibile su Prime Video, Tim Vision e Rai Play.

Il creatore e produttore esecutivo della serie è Micheal Hirst che si è già cimentato in altre serie “storiche”, come I Tudors e Camelot e che ha sempre trovato le ambientazioni reali più interessanti di quelle fantasy.

In questo mondo di popoli selvaggi e pagani ci accompagnano Travis Fimmel e Katheryn Winnick che interpretano rispettivamente Ragnar Lothbrok e Lagherta. I due sono degli onesti contadini del piccolo villaggio di Kattegat, hanno due figli, lui però ha altre ambizioni, vuole esplorare il mondo e diventare molto di più di quello che ha, vuole diventare qualcuno che verrà ricordato, il suo nome e quello della sua famiglia riecheggerà per sempre, accanto a quello dei loro dèi pagani, Odino, Thor e le altre divinità scandinave.

Vikings è semplicemente una ricerca del potere e dell’autorealizzazione. È la storia di chi non si accontenta della propria famiglia e del proprio scarso raccolto, dato che le temperature in Scandinavia sono rigidissime e non si accontenta nemmeno delle razzie nei paesi vicini, che sono nelle loro stesse condizioni. Ragnar non accetta di essere comandato, è un sognatore, vuole solcare i mari e andare oltre l’orizzonte, la sua sete di potere non si concretizza con l’utilizzo della sola forza bruta, ma anche con quella dell’intelletto. Il desiderio di indipendenza lo si ritrova anche nella sua compagna, Lagherta, che non è affatto una donna casalinga o sottomessa al marito. Prima di essere una madre, anche lei era una combattente e ha tanta voglia di avventure.

I personaggi secondari della serie meritano menzione, in quanto cardini di uno show che ha ben figurato per almeno tre anni (sulla quarta e quinta stagione ci sarebbe più di una critica da fare).

Tra gli attori di supporto il più importante è sicuramente Floki (Gustaf Skarsgård), amico fraterno di Ragnar, un po’ pazzo e un po’ genio, a lui viene affidata la costruzione di una nave agile, veloce ma robusta, capace di attraversare i mari e raggiungere terre di cui si è sentito solo nominare ma che nessuno ha mai visto con i propri occhi (l’Inghilterra).

Floki può essere considerato un fratello molto di più di quello vero, Rollo (Clive Standen) che ha sicuramente grande rispetto per il suo familiare, ma ha anche un’innata e malcelata gelosia dei suoi successi e della sua compagna.

Questa serie non ha scopi educativi, sono molte le inesattezze storiche, alcuni personaggi e alcuni eventi sono stati modificati perché il racconto seriale fili più liscio e più interessante. Nonostante ci siano scene molto crude, queste non rappresentano il punto focale dello show, come è accaduto per altre serie ambientate in tempi antichi come Spartacus o Roma, ma hanno comunque un senso nella logica della narrazione e della descrizione di popoli che conoscevano solo loro stessi e non avevano mai avuto contatti con l’esterno. Una scena come un sacrificio umano è sicuramente molto cruenta, ma è assolutamente coerente con il resto della storia che coinvolge lo spettatore sin dalla prima puntata.

Fabrizio Muscio

Appassionato di serie tv, hi-tech e sport. Ho avuto esperienze lavorative in grandi aziende come Sky Italia e Warner Bros a Roma. Pochi anni per essere definito vecchio, troppi anni per essere definito "Millenial"!