“La casa di carta”, la prima serie-evento spagnola di Netflix

“La casa di carta”, la prima serie-evento spagnola di Netflix

Nostalgici della banda di ladri messa su da George Clooney e Brad Pitt in Ocean’s Eleven? Cosa pensereste se vi proponessero di derubare la Zecca di Stato spagnola a Madrid?

Otto rapinatori, guidati da un “deus ex machina”, il Professore, che si trova al di fuori dell’edificio e che ha costruito per anni un piano preciso e inattaccabile, assediano la Zecca di Stato di Madrid e si barricano dentro con diversi ostaggi. L’obiettivo è compiere il colpo del secolo: stampare svariati milioni di euro e fuggire via senza danni collaterali. Stampare soldi, così da non rubarli a nessuno e non uccidere, così da provare ad avere l’opinione pubblica dalla propria parte.

Il Professore stabilisce anche altre regole per proteggere tutti i membri, ad esempio usare soprannomi invece dei nomi reali e il divieto di relazioni interpersonali (entrambe le regole verranno più o meno dimenticate a stretto giro, specialmente la seconda). I nomi della banda sono presi dalle città presentandoci quindi Tokyo, una ladra fuggitiva che ha perso il ragazzo ucciso proprio durante una rapina, Rio, un hacker ventenne, Mosca e Denver, padre scassinatore e figlio spacciatore, Nairobi, nota falsaria con problemi di droga, Helsinki e Oslo, ex militari serbi e infine Berlino, il capobanda, il leader del gruppo, capace di farsi amare e odiare allo stesso tempo.

“La casa di carta” (titolo originale “La casa de papel”) è una serie spagnola trasmessa dal canale Antena 3 nel 2017, Netflix ne capisce le potenzialità, la trasmette in 190 paesi e la trasforma in un successo mondiale suddividendo gli episodi in due stagioni nel formato da 50 minuti (originariamente erano da 75). Sono quindi state trasmesse tre stagioni, ma la quarta è stata già confermata.

Fabrizio Muscio

Appassionato di serie tv, hi-tech e sport. Ho avuto esperienze lavorative in grandi aziende come Sky Italia e Warner Bros a Roma. Pochi anni per essere definito vecchio, troppi anni per essere definito "Millenial"!