Quando non ci sono supereroi, ci pensano gli agenti…

Quando non ci sono supereroi, ci pensano gli agenti…

Nel multiverso della Marvel ci sono tanti supereroi su cui si sono raccontate milioni di storie: Spiderman, Iron Man, Thor, Capitan America, Hulk. Dopo il successo degli Avengers, la Disney acquisisce Marvel e decide di trasportare l’MCU (il Marvel Cinematic Universe) in televisione creando una serie basata non sui supereroi, ma sull’agenzia spionistica e antiterroristica che investiga sia sui terrestri che su eventi paranormali, ovvero lo S.H.I.E.L.D (Strategic Homeland Intervention, Enforcement and Logistics Division).

La storia degli agenti dello SHIELD parte dalla fine del primo Avengers cinematografico, per attuare questo trait d’union tra il cinema e la tv, il ruolo principale viene dato ad un personaggio che nel film ha perso la vita, l’agente Philiph J. Coulson (Clark Gregg), ucciso da Loki. L’agente viene riportato in vita (in quale modo si scoprirà man mano che la serie andrà avanti) e viene messo a capo di una squadra per investigare e affrontare minacce di origine soprannaturale.

Coulson inizia a reclutare la sua squadra, come braccio destro sceglie Melinda May (Ming-Na Wen), soprannominata “La Cavalleria” poiché arriva sempre nel momento del bisogno e stende tutti i nemici senza bisogno di ulteriori aiuti, come agente operativo sul campo viene chiamato Grant Ward (Brett Dalton), Leopold Fitz (Iain De Caestecker) e Jemma Simmons (Elizabeth Henstridge), noti a tutti sin da subito come Fitz-Simmons, sono i due geniali scienziati che dopo aver superato la formazione dell’accademia dello Shield diventano operativi e infine c’è Skye (Chloe Bennet), una hacker impegnata attivamente che entra a far parte del gruppo su richiesta di Coulson.

La squadra di partenza verrà modificata con l’incedere delle stagioni, guadagnerà e perderà alcuni agenti, in alcuni casi grazie a dei veri e propri cliffangher, soprattutto come diretta conseguenza di ciò che succede al cinema, con cui la serie crea un intreccio indissolubile a metà della prima stagione.

Inizialmente la serie poteva ritenersi un buon prodotto ma nulla di eccezionale, soprattutto per la mancanza dei sopracitati supereroi che in AOS non si fanno mai vedere, ma a partire dall’episodio crossover nominato prima, lo show muta radicalmente, trasformandosi in qualcosa di davvero nuovo e inaspettato con un “villain”, un’antagonista, all’altezza dei protagonisti.

Dopotutto chi ha bisogno di supereroi se a noi ci pensa l’agente Coulson?

Fabrizio Muscio

Appassionato di serie tv, hi-tech e sport. Ho avuto esperienze lavorative in grandi aziende come Sky Italia e Warner Bros a Roma. Pochi anni per essere definito vecchio, troppi anni per essere definito "Millenial"!