Diario di un sopravvissuto (metaforicamente parlando)

Diario di un sopravvissuto (metaforicamente parlando)

4 febbraio 2020, l’ultimo post di questo sito, dopodichè silenzio totale.

Sono ritornato a scrivere dopo aver ritrovato un po’ di equilibrio nella mia vita, nonostante il periodo che stiamo attraversando non sia ancora concluso e le incognite per il futuro si fanno sempre più fitte.

Era la prima settimana di febbraio, ad un tratto arriva l’ennesima ripartenza, con un nuovo lavoro abbastanza impegnativo, soprattutto nella quantità di ore da dedicargli, tante cose da imparare, la solita sensazione dei primi giorni. Come quando ti presentavi a scuola e sapevi di non aver studiato tutto e arrivava quell’ansia nel voler cercare di recuperare il terreno perduto più velocemente possibile, senza però sapere nemmeno quale fosse la pagina del libro che dovevi studiare.

Arriva però qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato, un evento che sicuramente finirà nei libri di storia negli anni a venire e che ha radicalmente cambiato miliardi di vite in tutto il mondo.

Iniziano a sopraggiungere notizie di un virus che ha bloccato un’intera cittadina, Wuhan, in Cina. Conosciamo il cosiddetto “Coronavirus” o “Covid-19” ogni giorno di più, i casi di persone infettate iniziano ad aumentare e ad espandersi oltre ai confini cinesi finchè, non raggiunge anche il suolo italiano dove, nei mesi tra febbraio e aprile, si scatena, portando l’Italia ad essere il secondo paese più contagiato al mondo (dopo la Cina).

Siamo passati dal vedere le immagini a milioni di chilometri di distanza della gente bloccata in casa con i volontari a portare i beni di prima necessità nelle abitazioni, ad essere noi stessi i protagonisti di quelle immagini. L’Italia si è fermata per due mesi, tutti rinchiusi in casa, sono rimaste aperte solo le attività essenziali, come i supermercati o le farmacie oppure le attività che vendono online e fanno consegne a domicilio, ma le città sono diventate terra di nessuno, città fantasma, dove le uniche auto che incrociavi di rado erano le pattuglie delle forze dell’ordine che ti chiedevano un’autocertificazione per confermare lo scopo reale della tua “uscita”. Anche scendendo di casa per buttare l’immondizia, all’aria aperta il silenzio era assordante.

Dopo un breve periodo di smart working, termine scoperto giusto durante questa pandemia per permettere a chi ha un pc e una connessione di lavorare da casa (come se prima di tutto ciò non fosse possibile), sono tornato in ufficio, percorrendo queste strade ormai deserte tutti i giorni per oltre un mese. Emotivamente tutto ciò farebbe crollare chiunque e il contraccolpo psicologico c’è sicuramente stato, la speranza è che una situazione del genere non possa mai ripetersi.

Non sono mai stato un amante dei film catastrofici, ma il 2020 sarà ricordato per esserne stato la trama portante di quella fiction diventata tragica realtà e, al momento, non c’è nessun Bruce Willis o Liam Neeson che riusciranno da soli a salvare l’intera umanità.

Nella vita vera, se un virus di cui non si conosce la cura si inizia ad espandere, bisogna fare di tutto per bloccarne la diffusione. Le regole per evitare di essere contagiati “sembrano” piuttosto semplici, lavarsi bene le mani, indossare una mascherina che copra naso e bocca e mantenere una distanza di almeno un metro dalle altre persone.

Se il primo accorgimento dovrebbe risultare già consolidato per una persona normale che ha cura della propria igiene, sul secondo e terzo consiglio c’è una vera e propria guerra aperta che continua ancora adesso.

C’è però chi non utilizza la mascherina per convinzioni non scientifiche, ma dettate da un articolo random letto su internet o, ancor peggio, dalle dichiarazioni vaneggianti di chi non è mai stato uno scienziato, come personaggi famosi o politici che si fingono sedicenti esperti senza una laurea in medicina.

Sul distanziamento sociale il discorso è da analizzare un po’ di più in profondità, come facciamo a stare lontani da chi ci è caro? La vita senza affetti non vale la pena di essere vissuta, come riusciamo a rimanere distanti da una persona a cui vogliamo bene per così tanto tempo? Il rapporto con gli altri è fondamentale e il display di una videochiamata o un vetro di plexiglass non sostituirà mai il contatto fisico, che migliora l’umore e l’autostima, ma soprattutto, ci fa sentire meno soli.

Al momento possiamo definirci sopravvissuti, ma riusciremo a continuare a vivere così?

Fabrizio Muscio

Appassionato di serie tv, hi-tech e sport. Ho avuto esperienze lavorative in grandi aziende come Sky Italia e Warner Bros a Roma. Pochi anni per essere definito vecchio, troppi anni per essere definito "Millenial"!