Trovare lavoro o partecipare ad un quiz?

Trovare lavoro o partecipare ad un quiz?

Hai deciso di tornare a casa dopo diversi anni, in quella città che hai sempre amato e odiato, dalla quale ti eri separato perché non riuscivi a scorgerne un futuro o una prospettiva solida. Perché hai cambiato idea? Chi te l’ha fatto fare? Il primo pensiero di chi trasloca dalla città che gli ha dato i natali è sempre la famiglia. In un’altra città puoi riempirti quanto vuoi di amicizie ed essere sempre impegnato da non aver nemmeno il tempo di pensare, ma il vuoto causato dalla mancanza delle persone che più ti dovrebbero amare al mondo, inizia inevitabilmente a farsi sentire.

La questione economica è il secondo punto da inserire nei pro e i contro del lavorare fuori. Affitto, bollette e spesa di tutti i giorni in una città medio-grande vengono coperte a malapena dal proprio stipendio e bisogna affidarsi ai mezzi pubblici dimenticandosi di fare quell’uscita in più al mese o di mettere poche centinaia di euro al mese da parte per una piccola vacanza o per altri svaghi.

Per ottenere questi plus bisogna necessariamente trovare un secondo lavoro che ti impegna quel pezzo di giornata che dovrebbe appartenere al “tempo libero” e che dopo qualche tempo ti obnubila i pensieri visto che per 16-18 ore al giorno devi essere al servizio di qualcun altro. Il ritmo è talmente frenetico che non ti fermi mai, il tempo ti mette alla prova e cerca di testare la tua resistenza. I primi anni quasi non te ne accorgi, anzi inizialmente sei addirittura contento e ti ritieni fortunato ad avere due lavori che ti permettono di essere totalmente indipendente, ma anno dopo anno questa frenesia ti consuma cervello e corpo.

Arrivato al culmine del decadimento decidi di fare un passo indietro, prendi armi e bagagli, tutti i ricordi di questa esperienza e decidi di rientrare a casa, lì dove tutto è nato e la vita ti sembra più facile, i tuoi genitori ti accolgono come il figliol prodigo e ammazzano il vitello grasso. I primi mesi dopo il rientro ti accorgi di quanto la vita in una piccola città sia più lenta e i tempi siano inevitabilmente più dilatati, in pochi minuti puoi raggiungere qualsiasi posto tu voglia al contrario della grande città dove almeno una buona mezz’ora la si passava in mezzo al traffico ascoltando la radio.

Adesso non hai più l’ansia di arrivare alla fine del mese, non devi più correre per la città e non hai più i minuti contati per fare la spesa o altri servizi, appena rientri hai comunque un piatto sulla tavola e i vestiti puliti, magari rimpiangi un po’ la privacy che una casa da solo o con altri coinquilini poteva darti, ma hai comunque molta più libertà di prima.

La domanda da porsi adesso è: “Sono ritornato nella mia città, adesso cosa faccio?”. A meno di non avere capitali da investire in un’iniziativa privata o parenti/conoscenti in grado di assumerti, si comincia a cercare tra gli annunci di lavoro. Purtroppo, più è piccola la città, meno possibilità ci sono di trovare una grande azienda che ti dia uno stipendio da favola, anche uno stipendio a quattro cifre è spesso utopia, ma ciò che è ancora più inspiegabile è la quantità esigua di repliche alle candidature inviate. Le percentuali di risposta via mail sono basse, quelle di chiamata per un colloquio sono infinitesimali. Molto spesso ci vuole una sana botta di “fortuna” anche solo per avere l’opportunità di presentarsi.

Nel frattempo, passano giorni e mesi e non hai idea di come questa situazione possa svoltare e prendi un’altra di quelle decisioni drastiche… cominci a studiare per i concorsi pubblici! La vita dell’aspirante concorsista è molto simile a quella dello studente universitario, studi libri su libri su libri senza sapere cosa vuoi fare nella vita, sperando che la divina provvidenza accenda una luce su di te e ti mostri la via di ciò che sei destinato a fare.

Molti concorsi richiedono dei titoli specifici, una laurea in ambiti giuridici, scientifici o economici, altre partono dal semplice diploma ed è in queste ultime che si concentra la maggior parte di “disperati” alla ricerca di un’occupazione solida, il famoso posto fisso che Zalone ha evidenziato come un must visto che in Italia è sempre più raro. Pochi giorni fa si è concluso il mega concorso del MIBACT, il ministero dei beni culturali alla ricerca di 1052 assistenti vigilanti. A questo concorso si sono iscritte 209mila (MILA!) persone, una gran parte sicuramente non si sarà presentata visti i numeri iniziali che rendeva l’impresa probabilisticamente meno sicura di un premio del gratta e vinci.

La prova preselettiva si è svolta nell’arco di tre settimane e ogni giorno, divisi in due turni, circa diecimila persone si sono ritrovate nei padiglioni della Fiera di Roma per sostenere un test in cui oltre alle doverose domande sulla normativa dei beni culturali e sulla sicurezza sul luogo di lavoro, sono apparsi quesiti come “In quale film Vittorio De Sica ha diretto Sofia Loren?” oppure “Cosa significa ‘tenere il piede in due scarpe’?”. 60 domande in 60 minuti, un quiz che se fosse trasmesso in tv ti renderebbe ricco, in questo caso invece ti consente unicamente di passare al vero e proprio concorso per cercare di essere assunto e ottenere uno stipendio. Quasi quasi sarebbe meno complicato e più remunerativo partecipare all’Eredità per trovare la parola vincente…

Fabrizio Muscio

Appassionato di serie tv, hi-tech e sport. Ho avuto esperienze lavorative in grandi aziende come Sky Italia e Warner Bros a Roma. Pochi anni per essere definito vecchio, troppi anni per essere definito "Millenial"!